Samoggia mon amour

Bazzano Campo dei Fiori – Via Emilia per Ponti e Passerelle

Lunghezza andata km 9,7

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Partiamo con la bici dal Campo dei Fiori (1) forse il luogo migliore per ricordare la storia bazzanese dell’ultimo secolo; un’area periferica e marginale ai piedi della Rocca che è divenuta il centro di un progetto politico, basato su “pane e alfabeto”, che intendeva riscattare dall’ignoranza e dalla miseria le masse popolari.
Lo sviluppo di questo quartiere inizia subito dopo l’unità d’Italia, quando la Società Operaia di mutuo soccorso nata nel 1864 ne comincia la costruzione che continuerà poi con le amministrazioni socialiste dell’inizio del ‘900. Vengono così costruite la sede della Società Operaia, le varie Case Operaie, la Cooperativa, il giardino, la Casa del Popolo e poi, nel 1911, la grande Scuola Elementare.

Prima di partire, con la bici girate per la piazza a leggere le targhe sugli edifici, a vedere le statue del giardino e a scoprire i nomi delle vie. Conoscerete i nomi di alcuni dei protagonisti di questo periodo di storia bazzanese fino alla prima guerra mondiale: Francesco Gullini primo Presidente della Società Operaia, Carlo Termanini sindaco di Bazzano fino al 1920, il deputato Andrea Costa, Giuseppe Garibaldi, Armando Orzi il muratore morto nella costruzione della Casa del Popolo; nei nomi e nelle dediche, ritroverete ricordi della Grande Guerra come la via IV novembre, come il maestro capitano Paolo Zanetti, caduto sul Carso e a cui è stata dedicata la scuola elementare e come Francesco Cerè il giovane studente cui è dedicata una via. L’Associazione, I cinni di Campo dei fiori, tiene viva la memoria della storia del luogo con incontri, raccolte di foto dell’epoca e pubblicazione di testimonianze degli abitanti.

Dirigetevi ora da via De Amicis verso Viale Martiri girando a sinistra e alla curva scendete verso gli impianti sportivi, dopo 200 metri siete alla Passerella della Sirena (a) che conduce alla zona degli orti e ai due ponti di Monteveglio. Tornate indietro e poi sulla provinciale andate verso Crespellano attraversando il Ponte di Bazzano (2).

Fino al 1859, uno dei soli due ponti sul Samoggia esistenti fra Bazzano e la Via Emilia. All’incrocio lasciate la Provinciale, girate a sinistra per via Calzolara e poi a destra per via Moretto Scuole. Successivamente per via Ca’Rossa e dopo il sottopasso della nuova Bazzanese proseguite attraverso i campi di seminativo, a fianco anche di un piccolo bosco e arrivate al termine della strada.

Svoltate a sinistra per via Galvana, già in territorio di Castelfranco Emilia e seguite il fiume fino alla Passerella della Frabberia, costruita nel 1906 dal comune di Castelfranco per collegarsi con la sua piccola enclave alla destra del Samoggia; è stata restaurata e vi permette di attraversare il fiume in sicurezza.


Pochi metri di argine e all’altezza della casa colonica riconquistate la strada proseguendo per via Galvana fino al primo incrocio verso destra per via Fossa Vecchia. Siete fra frutteti e percorrete quello che fino al VII sec era l’antico alveo del Samoggia quando una serie di inondazioni ne deviò il corso verso est contro la via Cassola; lo testimoniano oggi l’andamento a meandro della via e in certi punti una strada più bassa del terreno circostante.

Lasciatela prima dell’autostrada girando a destra per una strada … con due nomi! La stranezza si spiega perché questa strada segna il confine fra due comuni e due province. Così Castelfranco da sempre chiama via Mazzetto quella che Valsamoggia da sempre chiama via Borghetto. Sempre fra frutteti, fate il sottopasso e continuate costeggiando l’argine per la strada fino a trovare sulla sinistra una villa inizio novecento. Il fiume anticamente proseguiva disegnando un meandro in centro paese, ma nel 1806 venne deviato realizzando il cosiddetto Taglio di Calcara che ora voi percorrerete sull’argine girando a destra. Oggi Il Taglio è un grazioso parco fluviale che vede affiancata la golena al parco della villa Turrini Rossi (ora villa Niccolaj e che nel 1799 ospitò anche il poeta Ugo Foscolo ferito in battaglia) con le sue querce secolari.

A metà percorso c’è la Passerella del Taglio, una passerella che unisce il Parco del Taglio col Parco dell’Albero Azzurro sull’altra riva del Samoggia; proseguendo arrivate poi in breve al Ponte di Calcara.

L’attuale è quello ricostruito dopo la guerra, ma il primo ponte fu costruito nel 1859 dopo l’annessione dell’Emilia.
Attraversate via Mazzini e soffermatevi a vedere il ponte, notando l’antenna e la telecamera posta al centro vicino al misuratore. E’ un sistema automatico di controllo del fiume: la telecamera registra livello e velocità della piena e l’antenna trasmette poi i dati che permettono di fare le previsioni sulle ondate di piena del Reno.

Imboccate poi la strada che costeggia il fiume: state ora percorrendo la strada che fino al 1859 univa Calcara-ovest alla via Emilia e ne avete traccia se, terminata la mura che delimita il giardino di Villa Muratori (ora Meriggiani), vi girate ad osservare che la villa settecentesca presenta la sua facciata più bella rivolta alla via Emilia, appunto quella che vedevano le carrozze quando arrivavano. Passata una costruzione molto degradata, era la limonaia della villa, troverete a sinistra una piccola ciclabile che va verso altre zone verdi del paese: proseguite salendo poi sulla ciclabile sull’argine.

Dopo aver affiancato la napoleonica Villa Sapori-Lazzari arriverete alla via Emilia e al Ponte sul Samoggia (6) dove termina il territorio comunale. Questo ponte è stato rifatto diverse volte (nel 1547 su progetto di Jacopo Barozzi detto il Vignola) per adeguarlo alle necessità del traffico commerciale e postale; l’edificio porticato a est era infatti importante stazione di posta per cambio cavalli.

Al ritorno per lo stesso percorso, giunti in via Moretto Scuole al bivio per via Calzolara però proseguite; giungerete ad una nuova Passerella sul Samoggia. Vi ritroverete di nuovo sulla Provinciale, attraversata la quale sarete in via Matteotti in centro a Bazzano.

 

Credits
Fotografie: Claudio Cavallieri
Mappa: Clemente Fedele e Francesco Mainoldi, “Bologna e le sue Poste” (1980)